La NASA chiede alle aziende statunitensi proposte per stazioni spaziali commerciali che succedano alla ISS
La NASA ha pubblicato la richiesta di proposte definitiva per stazioni costruite da privati in orbita terrestre bassa. Le offerte vanno presentate entro l’8 dicembre e l’agenzia intende scegliere due o più aziende per lo sviluppo iniziale.

Punti chiave
- 1La NASA ha pubblicato la sua richiesta di proposte definitiva per stazioni spaziali commerciali in orbita terrestre bassa che succedano alla Stazione Spaziale Internazionale.
- 2Le proposte vanno presentate entro l’8 dicembre; la NASA prevede di assegnare i contratti nella primavera del 2027 e intende selezionare due o più aziende per lo sviluppo iniziale.
- 3Secondo Ars Technica, ai vincitori della Fase 1 sono garantiti almeno $100 milioni, e si prevede che le fasi successive del contratto valgano miliardi.
- 4La NASA si offre di fornire il trasporto degli equipaggi per le sue prime quattro missioni di servizio, quindi gli offerenti non hanno bisogno di un accordo firmato con un fornitore di trasporto.
- 5Ars Technica si aspetta offerte da Axiom Space, Voyager Space e Vast Space; secondo la testata appare improbabile che SpaceX presenti un’offerta, almeno per ora.
La notizia completa
Venerdì la NASA ha pubblicato la sua richiesta di proposte (Request for Proposals) definitiva per la prossima generazione di stazioni spaziali commerciali in orbita terrestre bassa. L’agenzia chiede alle aziende di progettare, costruire, collaudare, certificare e gestire destinazioni orbitali in grado di offrire alla NASA un pacchetto completo di servizi di stazione e di trasporto per il volo spaziale umano. Secondo Ars Technica, la richiesta conta 360 pagine e le stazioni private potrebbero subentrare alla Stazione Spaziale Internazionale già nel 2030.
L’amministratore della NASA Jared Isaacman ha presentato la richiesta come un impegno di lungo periodo: «Abbiamo chiarito che la NASA non rinuncerà mai alla sua presenza in orbita terrestre bassa». Ha sostenuto che l’agenzia avrà ancora bisogno di un luogo in orbita per la ricerca, lo sviluppo tecnologico, l’addestramento degli equipaggi e la preparazione delle missioni verso la Luna e Marte, e che le stazioni commerciali potrebbero soddisfare questa esigenza consentendo alla NASA di destinare altrove una parte maggiore delle sue risorse. Ha inoltre affermato che la NASA vuole piani credibili e aziende disposte a investire e a trovare clienti propri: «L’opportunità è significativa, ma alla fine i conti devono tornare».
Secondo la NASA, la richiesta definitiva arriva dopo mesi di confronto con l’industria seguiti al suo evento Ignition all’inizio di quest’anno, tra cui due richieste di informazioni (Request for Information) a marzo sulle destinazioni orbitali e sul trasporto, una bozza della richiesta di proposte a luglio, una giornata dedicata all’industria e incontri individuali con le aziende interessate. Le proposte vanno presentate entro l’8 dicembre. La NASA prevede di assegnare i contratti nella primavera del 2027; Ars Technica riferisce che l’agenzia intende prendere una decisione definitiva ad aprile.
L’agenzia prevede contratti a prezzo fisso (firm-fixed-price) di tipo indefinite-delivery/indefinite-quantity, con più aggiudicatari, che coprono sviluppo, certificazione e servizi. Dapprima selezionerebbe due o più aziende per lo sviluppo iniziale e in seguito indirebbe un ordine di lavoro (task order) competitivo per progettazione finale, collaudo, valutazione, certificazione e servizi presso una o più di esse. Ars Technica riferisce che ai vincitori della Fase 1 sono garantiti almeno $100 milioni, che la Fase 2, a partire dal prossimo anno, finanzierebbe lo sviluppo e la certificazione delle stazioni e che la Fase 3 acquisterebbe almeno quattro missioni di astronauti della NASA verso le stazioni commerciali.
Il trasporto degli equipaggi era uno degli aspetti più attesi della richiesta, scrive Ars Technica. SpaceX gestisce l’unico veicolo statunitense operativo per questi voli, ha dichiarato di voler ritirare Crew Dragon e non ha offerto posti agli operatori di stazioni private; due settimane fa la NASA ha aggiunto $359 milioni per il lavoro di Boeing volto a certificare Starliner. In base alla nuova richiesta, gli offerenti non hanno bisogno di un contratto firmato né di una lettera d’intenti con un fornitore di trasporto, e la NASA si offre di fornire il trasporto per le sue prime quattro missioni di servizio verso le stazioni. Le stime di prezzo della NASA stessa per il 2030, riferisce Ars Technica, sono di $325 milioni per un volo con equipaggio con quattro posti e di $300 milioni per un volo cargo. Ars Technica si aspetta offerte da Axiom Space, Voyager Space e Vast Space. Marshall Smith, amministratore delegato della stazione Starlab di Voyager, ha definito la pubblicazione «una tappa importante», Axiom Space ha dichiarato di stare esaminando la richiesta e Vast ha affermato di essere nella fase di integrazione finale di Haven-1.
Perché è importante
Secondo Ars Technica, la Stazione Spaziale Internazionale è destinata a essere deorbitata nel 2030 o nel 2032, e la NASA afferma di volere in seguito una presenza americana stabile in orbita terrestre bassa. La richiesta definisce come la NASA intende affidarsi a stazioni progettate, costruite e gestite da aziende. Affronta anche il trasporto degli equipaggi, una questione aperta perché SpaceX intende ritirare Crew Dragon e Boeing sta ancora lavorando per certificare Starliner. Resta da vedere se le stazioni riusciranno ad attrarre abbastanza clienti oltre alla NASA; lo stesso Isaacman afferma che i conti devono tornare.
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Argomenti#NASA#Stazioni spaziali#Orbita terrestre bassa#Stazione Spaziale Internazionale#Spazio commerciale
Fonti
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